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Paragrafo 1 . Federico secondo e il regno di Sicilia.

     
Mentre la Chiesa si andava rafforzando nelle strutture politiche e  si
fortificava  nell'impianto dottrinario grazie  all'opera  di  eminenti
intellettuali,  anche  l'impero,  nella  prima  met  del  tredicesimo
secolo, stava per raggiungere il suo massimo splendore.
     Abbiamo visto (vedi capitolo Cinque, paragrafo 1) come il  figlio
primogenito  di  Barbarossa, Enrico sesto (1191-1197) fosse  riuscito,
grazie al matrimonio con Costanza d'Altavilla, a riunire le corone  di
Germania e di Sicilia. Per rendere effettiva tale unificazione,  per,
egli  aveva  dovuto  impegnarsi  su vari  fronti.  In  Germania  aveva
combattuto  con successo contro le forze feudali avverse  agli  Svevi,
arrivando ad imprigionare il re d'Inghilterra Riccardo Cuor di  Leone,
alleato  dei suoi nemici, che tornava dalla terza crociata. In  Italia
meridionale aveva contrastato le pretese alla successione sul regno di
Sicilia,  dopo la morte di Guglielmo secondo (1166-1189), da parte  di
Tancredi  di  Lecce,  cugino del sovrano defunto,  sostenuto  da  papa
Celestino terzo, timoroso della crescente potenza dell'impero.  Enrico
sesto  mirava  alla  realizzazione di un "impero  universale",  esteso
dalla  Germania ai territori bizantini, fondato sull'ereditariet  del
titolo  imperiale  e sulla supremazia dell'impero  nei  confronti  del
papato. L'attuazione di tale progetto, per altro fortemente ostacolata
dal  pontefice,  dai  feudatari tedeschi, dai comuni  italiani  e  dai
nobili  normanni, fu interrotta dalla improvvisa morte dell'imperatore
nel 1197.
     Il  compito di continuare l'opera di Enrico sesto tocc al figlio
Federico  secondo, che era rimasto per molti anni sotto l'ombra  e  la
protezione  interessata  del  papato,  guadagnandosi  per  questo   il
soprannome di "re dei preti".
     Abiurando  le  promesse  fatte  in precedenza  a  papa  Innocenzo
terzo, con le quali si impegnava a non riunificare la Germania  ed  il
regno di Sicilia in un solo impero, egli riprese la strada gi battuta
dal  padre  e  si fece incoronare imperatore nel 1220 da  papa  Onorio
terzo - un pontefice certamente pi malleabile del precedente -,  dopo
aver assegnato il regno di Germania al proprio figlio Enrico.
     Nel  corso del suo lungo regno (1220-1250) Federico secondo cerc
di  organizzare  un  vasto e potente impero, non  pi  centrato  sulla
Germania, ma, come al tempo degli Ottoni, imperniato sull'Italia e sul
Mediterraneo,  in particolare sul regno di Sicilia; egli  si  trasfer
infatti a Palermo, organizzandovi
     
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     una  corte  ricca,  fastosa  e  centro  di  una  vivace  attivit
culturale; a Palermo sorse anche la "scuola siciliana", la prima della
nostra  letteratura, che tanto avrebbe influenzato lo sviluppo poetico
toscano.
     La  personalit  di  Federico secondo fu estremamente  complessa:
alla  sua  formazione  avevano contribuito  sia  una  molteplicit  di
esperienze, che andava dagli stretti rapporti con i papi alle amicizie
con gli emiri arabi, sia una composita miscela di tradizioni diverse -
tedesche, normanne, italiane, arabe -, grazie alla quale egli  era  in
grado di parlare ben cinque lingue.
     Per   consolidare  il  proprio  potere  l'imperatore  oper   una
profonda  ristrutturazione del regno siciliano, che, pur sconvolto  da
decenni  di  anarchia feudale, era tuttavia ricco e  fertile;  a  tale
scopo  egli  realizz  uno  stato  accentrato  e  dotato  di  possenti
strutture   burocratiche,  sulla  traccia  di  quello   normanno,   ma
irrobustito dall'introduzione del diritto e della tradizione romani.
     Tale   scelta   politica  accentratrice  fu  accompagnata   dalla
formazione  di una nuova classe di funzionari imperiali - educati  nel
campo  del diritto presso l'universit di Napoli fondata dallo  stesso
imperatore   -   e  dall'unificazione  legislativa.  Federico   affid
quest'ultima, importantissima opera a due famosi giuristi  del  tempo:
Pier delle Vigne e Jacopo Amalfitano, arcivescovo di Capua; frutto del
loro  lavoro furono le Constitutiones regni utriusque Siciliae  (leggi
del  regno  delle  due  Sicilie).  Promulgate  dall'imperatore  in  un
parlamento  tenutosi  a  Melfi  nel  1231,  e  per  questo  note  come
"Costituzioni  di  Melfi", esse erano divise in tre  libri:  il  primo
trattava  dell'ordinamento complessivo, il secondo  del  processo,  il
terzo  del  diritto  civile,  penale e feudale.  Sintesi  del  diritto
romano,   della  legislazione  normanna  e  delle  nuove  disposizioni
imperiali,  esse  rappresentano uno dei pi importanti  documenti  del
diritto medievale.
     Il  lato  debole del governo di Federico si rivel nell'eccessivo
carico  fiscale,  finalizzato al mantenimento dell'imponente  apparato
amministrativo e ad una rinnovata politica di potenza,  a  cui  furono
sottoposte  le regioni meridionali e soprattutto le citt,  che,  dopo
essere  state costrette a rinunciare alle proprie iniziative politiche
ed  economiche  a  vantaggio della corte imperiale, vedevano  defluire
verso di essa la maggior parte delle loro ricchezze.
     Avendo   spostato  il  baricentro  del  suo  impero   in   Italia
meridionale, Federico secondo trascur progressivamente  il  regno  di
Germania,  tanto  da lasciare via libera al potere dei  feudatari,  ai
quali egli stesso riconobbe il diritto alla sovranit territoriale con
un  editto  intitolato Constitutio in favorem principum. Era  l'inizio
della  divisione del territorio tedesco in una molteplicit di  regni,
ducati  e  principati, che avrebbe impedito, contrariamente  ad  altre
nazioni  e  a  somiglianza  dell'Italia,  il  formarsi  di  uno  stato
nazionale.
     Il  figlio Enrico, sollecitato e aiutato dalle citt tedesche che
temevano di perdere la loro autonomia nei confronti dei feudatari,  si
ribell  alle  decisioni paterne: per questa rivolta venne  attaccato,
sconfitto  ed  imprigionato  dal padre,  che  pose  al  suo  posto  il
secondogenito Corrado quarto, un bambino di appena nove anni.
